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domenica 30 settembre 2012

In ginocchio da te

Confesso: quel gesto così ostentato, quasi sfacciato irritava anche me. Poi, a pensarci bene, mi sono venuti in mente alcuni episodi evangelici, storie di persone derelitte - lebbrosi, padri e madri in pena per i figli, ciechi, l'emorroissa... - che cadono ai piedi di Cristo implorando misericordia e salvezza. E Cristo li guarda e dice: "Alzati! la tua fede ti ha salvato."

Allo stesso modo, chi si inginocchia nel ricevere l'Eucarestia sembra invocare: "Signore, salvami!" E dopo aver mangiato del Suo corpo, si rialza perché la salvezza è entrata in lui; perché, da morto che era, è stato reso partecipe della vita divina; perché ora ha forza e gambe e coraggio per camminare. Il gesto di inginocchiarsi prendendo la comunione, è carico di significato e bellezza.


E', piuttosto, quello di inginocchiarsi dopo essersi comunicati - mi sia consentita la piccola provocazione - ad essere poco sensato: sei stato rialzato, perché torni ad abbassarti? Hai ricevuto la vita, perché stai come un morto? Hai ricevuto la libertà, perché ti comporti da schiavo? Tutto il tuo corpo partecipa di Dio, davanti a chi ti inginocchi? Invece di imporare, ringrazia! Invece di abbatterti, esulta! Non è il momento di chinare il capo, ma di cantare a voce alta - insieme agli angeli tutti - la risurrezione di cui sei stato reso parte.

lunedì 2 luglio 2012

2 povertà

Nel vangelo di Marco si possono scovare alcuni "racconti paralleli": la meraviglia dell'indemoniato della sinagoga di Cafarnao e quella dei parenti di Gesù; la suocera di Pietro e la figlia dell'arcisinagogo - che Cristo ha preso per mano e rialzato - e il giovane ricco e la povera vecchia al tempio.

mercoledì 13 giugno 2012

Dress Code


Lui mi scruta e mi conosce, sa quando seggo e quando mi alzo, quando cammino e quando riposo. Penetra da lontano i miei pensieri e gli sono note tutte le mie vie: La mia parola non è ancora sulla lingua, che Lui già la conosce tutta.

Mi circonda alle spalle e di fronte e su di me pone la sua mano. E' lui che ha creato le mie viscere e mi ha tessuto nel seno di mia madre. Mi ha fatto come un prodigio - e tutte le sue opere sono stupende.

Non gli erano nascoste le mie ossa quando venivo formato nel segreto, intessuto nelle profondità della terra. Ancora informe mi hanno visto i suoi occhi. Lui conosceva tutti i miei giorni quando non ne esisteva ancora uno.


Di fronte a Lui non serve indossare lo smoking. Di fronte a Lui non si può che vestirsi per quello che si è.

Bibliografia: Salmo 138.

martedì 21 febbraio 2012

Una cosa umiliante

Vi è mai capitato di essere imbarazzati per la vostra fede? Avete mai esitato a compiere un gesto di devozione davanti a delle persone non credenti? Come vi sentite quando vi mettete in ginocchio? Vi siete mai vergognati di Cristo? Eppure sta scritto:  
Chi si vergognerà di me e delle mie parole davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell'uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo. [Mc 8,38]

sabato 24 dicembre 2011

La luce nelle tenebre

La notte è abitata dai fantasmi e il buoi fa paura. Ci si guarda alle spalle, ma non si vede niente. L'orecchio diventa aguzzo, ma ogni fruscio è una minaccia e il silenzio un abisso.

mercoledì 7 dicembre 2011

Un predicatore disubbidiente



E' un lebbroso il primo predicatore del Vangelo (Mc 1,40-45), un tipo deciso che si piazza davanti a Gesù, gli si inginocchia di fronte e gli dice: "Se vuoi, tu puoi guarirmi". Tocca a Gesù scegliere come comportarsi di fronte alla malattia. Gesù è scosso, gli si rivoltano le interiora, poi decide di guarirlo.

Lo tocca e lo guarisce.

Dopo averlo mondato dalla lebbra, però, Gesù gli da due ordini ben precisi: andare al tempio per presentare l'offerta prescritta da Mosè e non raccontare a nessuno quello che gli era successo. Ma il lebbroso è fuori di sé dalla gioia, non ascolta nemmeno oppure non gliene importa più nulla ora che ha ottenuto quel che voleva e fa esattamente il contrario di quello che gli era stato comandato: non pensa nemmeno per un secondo a passare per il tempio e si mette a raccontare ai quattro venti quello che gli era capitato. Come predicatore, il lebbroso guarito ha un successo straordinario, al punto che Gesù non ha più pace. Non può più entrare in città da quanta folla lo cerca e deve rintanarsi in luoghi deserti che diventano presto mete di pellegrinaggio.

venerdì 7 ottobre 2011

(Domeni)cani e no

L'altro giorno il mio Provinciale, durante una chiacchierata telefonica, mi ha ricordato che i frati predicatori "sono domenicani e non cani". Riponendo la cornetta mi sono chiesto: ma non dovrebbe essere proprio così?

"Cane" non è un complimento - per lo meno dai tempi del profeta Isaia. Così gli Israeliti usavano insultare i pagani: cani. Gesù non è da meno e, assai poco cavallerescamente, paragona a dei cagnolini una donna greca, che gli chiedeva di liberarle la figlia da un demonio.

Ed egli le disse: «Lascia prima che si sfamino i figli; non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». [Mc 7,27]
"I cani", però, nel vangelo di Marco fanno una figura molto migliore dei "figli".