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venerdì 12 ottobre 2007

Al Gore: un Nobel dato a caso?

Al Gore è solo l'ultimo dei premi nobel dati a casaccio? Il nobel per la pace è stato trasformato in un generico premio ai buoni sentimenti? Cosa c'entra la pur nobile battaglia per l'ambiente con la pace nel mondo?

1. Secondo la volontà di Alfred Nobel, avrebbero dovuto essere premiati colore che
hanno fatto il lavoro maggiore o migliore per la fraternità tra le nazioni, l'abolizione o la riduzione degli eserciti permanenti e la promozione e organizzazione di congressi per la pace.
Scorrendo la lista dei premiati pare che questa volontà sia stata spesso tradita. Il premio ad Al Gore rappresenta, forse, il punto massimo di questo allontanamento dai propositi iniziali. Sono stati premiati ambientalisti, come Gore e la Maathai; operatori economici come Yunus, l'ILO e Madre Teresa; diversi attivisti per i diritti umani (Shirin Ebadi, Rigoberta Menchù, Aung San Suu Kyi, il Dalai Lama, Eli Wiesel, Lech Walesa fino ad Amnesty International).

Se le cause sposate da tutti questi premi nobel sono più che meritorie, il legame con la promozione della pace sfugge. Anzi! la promozione dei diritti umani è sempre un fattore di conflitto, altro che pace. Tra le motivazioni che portarono il comitato a
non premiare Ghandi c'era appunto la coscienza che la sua campagna per l'indipendenza dell'India, seppure non-violenta, ha avuto anche conseguenze tragiche. Altrettante perplessità andrebbero sollevate riguardo a chi lotta contro le povertà. Alcuni studi, per esempio, hanno messo in evidenza le conseguenze in termini di violenza privata dei programmi di microcredito.

Insomma un premio dato a caso? Tanto valeva darlo a Grande Puffo?

2. Forse no. Il comitato di Oslo ha, verosimilmente, fatto propria un'idea estensiva di pace. Agli inizi degli anni sessanta, proprio ad Oslo, Johan Galtung sviluppava il concetto di pace positiva, una pace cioè non come una semplice assenza di conflitto armato, ma come assenza di violenza in ogni sua forma, fisica e strutturale.

La violenza strutturale è la chiave per comprendere la logica nascosta dietro l'assegnazione del premio. Galtung si chiede infatti: se è violenza uccidere direttamente qualcuno, non lo è altrettanto privare qualcuno dei suoi mezzi di sussistenza o non agire per impedire che qualcuno muoia? Ecco perchè la lotta alla povertà e la conservazione dell'ambiente vengono intese come campagne contro forme strutturali di violenza e, quindi, per la promozione della pace positiva.

3. Un secondo supporto teorico a favore dei premi nobel ad ambientalisti è la teoria delle "guerre verdi", sviluppata da Homer-Dixon. Secondo Homer-Dixon, molti conflitti sono causati dalla lotta per accaparrarsi risorse scarse, o divenute tali in seguito all'inaridimento della terra. Il problema di questa ipotesi è che ignora il ruolo dell'uomo nello gestire situazioni di scarsità alimentare o nel generarle. Un altro premio nobel, per l'economia stavolta, Amartya Sen deve molto della sua fama proprio per aver dimostrato come la carestie siano generate dall'uomo, attraverso la manipolazione di strumenti economici e politici, più che da una natura maligna.

4. Le teorie di Galtung e Homer-Dixon sono discutibili sotto diversi aspetti, nulla impedisce, però, al comitato che assegna il premio nobel di farle proprie. E' un peccato, invece, che non si sia mai deciso di rendere questa presa di posizione esplicita attraverso uno o più premi a chi ha contribuito attraverso i propri studi ad ampliare il concetto di pace che il comitato (e molti di noi) hanno.
I nobel per la pace sono infatti stati assegnati esclusivamente a "uomini del fare", attivisti, politici, gente in prima linea. Sono stati sempre trascurati teorici, alcuni fondamentali, della pace. Oltre al già nominato Galtung, possiamo citare Hans Lederach, che ha sviluppato il concetto di trasformazione dei conflitti, o i teorici delle war economies, tipo Keen e/o Hirschleifer. La prossima volta perchè non lo diamo a uno di loro?