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giovedì 27 dicembre 2007

Kilombisti: non pensate all'elefante!

Nel suo famoso saggio, Non pensare all'elefante, il cognitivista George Lakoff parla dei progressisti americana, ma è come se parlasse della sinistra bloghettara nostrana. Ecco come ci descrive:

Dal punto di vista di uno studioso delle scienze cognitive (...) esistono 6 tipi fondamentali di progressisti (...). Condividono tutti gli stessi valori, ma hanno delle differenze.
  1. I progressisti socioeconomici pensano che tutto abbia a che vedere con il denaro e con la classe sociale, e che alla fine tutte le soluzioni siano di tipo economico o di classe.
  2. I progressisti identitari sostengono che il loro gruppo è oppresso ed è ora che vengano riconosciuti i suoi diritti.
  3. Gli ambientalisti ragionano in termini di sostenibilità, sacralità della terra e di difesa delle popolazioni indigene.
  4. I difensori delle libertà civili sono decisi a difendere la libertà da qualsiasi minaccia.
  5. Gli spiritualisti hanno una forma di spiritualità premurosa, la loro esperienza spirituale è legata al rapporto con gli altri e la loro pratica spirituale consiste nel mettersi al servizio degli altri e della comunità. Possono essere cattolici. protestanti, ebrei, musulmani, buddisti, adoratori della Dea Madre o pagani della setta Wicca.
  6. Gli antiautoritari sono convinti che esistono varie forme di autorità illegittima e che dobbiamo combatterle, che si tratti delle grandi imprese o di chiunque altro.
Tutti e sei questi tipi di progressisti sono esempi dell'etica del genitore premuroso. Il problema è che molte persone che condividono una di queste modalità di pensiero non si rendono conto che la loro è solo una variante di questo modello.

Poi Lakoff non ci risparmia qualche buon consiglio (che poi è anche una delle ragioni per cui abbiamo fatto Kilombo):
Ogni mercoledì, Grover Norquist riunisce un gruppo di leader di tutta le destra, circa ottanta persone. Si incontrano e discutono. in questo modo possono scoprire le differenze tra loro, cercare un accordo, e quando non lo trovano qualcuno cede (...). Tra i progressisti non succede nulla del genere, perchè ci sono troppe persone convinte che quello che fanno loro è la cosa giusta da fare. Non è un modo di procedere intelligente. E' destinato alla sconfitta.
Lakoff si dilunga molto nello spiegare che l'egemonia conservatrice non nasce dal nulla, ma da grossi investimenti fatti per 40 anni in forma di think tanks, centri di ricerca, case editrici, stampa etc etc. State pensando anche voi ai soldi di Tocque-ville e all'artigianalità low cost di Kilombo?

Bene, ora che lo avete letto e mandato a memoria, siamo pronti per andare alle elezioni.

martedì 23 ottobre 2007

Il Futuro di Kilombo

Kilombo nasce in concomitanza con importanti appuntamenti elettorali come le primarie per l'Unione e le politiche, per far dialogare e scontrare quelli che vengono chiamati riformisti e radicali, cercando di creare un terreno comune di appartenenza.

Kilombo era e deve rimanere un progetto politico (o, anche se non formalmente, una associazione politico-culturale) cioè che raduna tutti coloro che si riconoscono in alcuni valori (quelli della Carta) a prescindere dalla adesione ad un partito del centro-sinistra o alla stessa coalizione dell'Unione. Crediamo che questo sia un punto fondamentale da fissare, anche alla luce delle probabili future evoluzioni politiche. Il tutto per evitare di ricadere nel vecchio detto di Pietro Nenni secondo cui "a fare a gara fra puristi [di sinistra, ndr], si troverà sempre qualcuno più puro, che alla fine ti epura".
In questi giorni il progetto politico dell'Unione sembra, invece, alla corda. Il governo ha il fiato corto. A destra e a sinistra della coalizione governativa cresce la voglia di andare da soli. Alcuni non possono sentir parlare di Partito Democratico, altri non ne possono più della sinistra di lotta e di governo. Kilombo rischia di subire questa situazione e di implodere. Sarebbe un peccato, perchè è proprio nel momento in cui la sinistra "reale" si divide che bisogna fare valere le ragioni del dialogo riscoprendo il patrimonio storico e valoriale che ci accumuna.
Questo compito è responsabilità anche nostra, la sinistra "virtuale". E', paradossalmente, nel momento di massima distanza politico-parlamentare che l'esperimento kilombista acquista significato e importanza non secondari. Per prevenire l'implosione di Kilombo è cruciale riscoprire le ragioni del nostro aggregatore e farle diventare progetto politico (sebbene rigorosamente non partitico). Se vogliamo impedire che Kilombo si trasformi (o rimanga) una vetrina in cui prevalgono le ragioni della polemica fine a se stessa tra nemici su quelle del confronto fruttuoso tra compagni, dobbiamo dotarci di tutti gli strumenti, reali e virtuali, necessari. Alcuni sono stati individuati molto tempo fa, ma sono rimasti in cantina. Kilombo slow e l'associazione aspettano solo di venire usati. Nessuno, però, osa metterci mano, cuore e testa.
Perchè? Il loro scopo non deve essere quello di ricreare dal vivo o alla moviola l'atmosfera litigiosa e individualistica di kilombo.org. Le ragioni dell'associazione e di kilomboslow sono ben altre e altrettanto importanti. Sono le ragioni dello stare insieme a sinistra, nonostante parlamento e governo. Non dobbiamo, infatti, governare un paese, ma salvaguardare legami, contatti, spazi comuni. Non vale la pena impegnarsi in prima persona per queste ragioni? Allora perchè non ci diamo una mossa, magari prima che cada il governo e kilombo chiuda perchè Jaco si è dimenticato di pagare il aruba?

Chiunque condivida le ragioni da noi espresse è caldamente invitato a pubblicarlo sul proprio blog e a postarlo su Kilombo.

sabato 29 settembre 2007

I Kilonpuffi

Kilombo più che il metablog delle sinistre assomiglia alla versione internettiana del villaggio dei puffi, che, manco a farlo apposta, è notoriamente una allegoria di una comune comunista. I puffi, gli esperti del settore lo sanno, sono circa un centinaio (più o meno come i kilombisti elettoralmente attivi), però quel che ci interessa sapere di più è chi è chi. Alcuni kilonpuffi sono facili facili da riconoscere.

Di
Puffetta, ad esempio, c'è n'è una sola, come, del resto, nella redazione kilonpuffesca. Puffo brontolone, quello che non è mai d'accordo su nulla e che deve per forza fare il bastian contrario, chi sarà mai? Esatto, proprio lui, anche se forse qualcuno lo vedrebbe forse meglio come Gargamella. Di burloni in Kilombo ce ne sono tanti, ma il Kilonpuffo burlone è, per antonomasia, rosso, mentre i kilonpuffi non si possono accontentare di un solo cuoco: per le esigenze gastronomiche (e per le feste della puffosità) abbiamo bisogno di un vero e proprio team. I puffi hanno un solo architetto che costruisca loro le fungo-capanne. Noi abbiamo un solo, unico, grande webmaster.

Finiti quelli facili, incominciano quelli difficili. Ad esempio, il Kilonpuffo vanitoso chi sarà? Ora che si avvicina l'autunno ed è tempo di sciarpine, io ho il sospetto che il nostro abbia
i baffini. E Grande Puffo? mumble mumble: questi gli indizi: è il più vecchio di tutti, forse il primo kilonpuffo. Ha la barba di Socrate, ma è comunista. Veste di rosso (o che sia saffron?). E' una sorta di maestro per i puffi, anzi, diciamo pure di professore. E' saggio, magari pure pugliese.

Ma Quattrocchi? Chi sarà mai Quattrocchi? Quello con l'aria del professorino lombardo, che magari rovina pure gli scherzi dei kilonpuffi cialtroni, che ha scambiato quel che dice Grande Puffo per la Bibbia... Se Grande Puffo fosse Giavazzi
non avrei dubbi... ma Quattrocchi chi è?