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venerdì 9 novembre 2007

Scrivo con le mani legate

Franz Jaegerstaetter è stato beatificato il 26 ottobre 2007. Rifiutò di prestare servizio militare nell'esercito nazista. Venne processato e condannato a morte il 9 agosto 1943. E' il beato degli obiettori di coscienza. Ora sono state tradotte e pubblicate le sue lettere dal carcere. Ne parla padre Angelo Cavagna su Antenne di Pace.

E visto che si parla di obiezione di coscienza e di antenne di pace, ecco il ricordo di don Oreste Benzi scritto da Tiziana e da Matteo. Tiziana e Matteo sono stati come me "caschi bianchi" con la Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata proprio da don Oreste. E come me sono rimasti folgorati dall'amore gratuito di don Oreste.

Buona lettura.

sabato 3 novembre 2007

Ciao don Oreste

Oggi è morta una persona speciale, un prete che tanta parte ha avuto nella mia maturazione spirituale. Era un prete sgualcito, che non amava compiacere, ma di una umiltà sconfinata e di una gioia contagiosa.

Di don Oreste ho qualche ricordo personale, di incontri che ritagliava da agende fittissime. Mi impressionava la passione di un uomo che dormiva pochissimo, a volte in macchina, a volte su una tavola di legno, e si faceva tanti chilometri per incontrare gente come me, uno dei tanti volontari cialtroni in servizio civile. E quando mi si sedeva di fronte sorridente, dopo una breve preghiera, non mi faceva una predica nè una lezione. Mi faceva delle domande, voleva sapere di me: non si era fatto tutta quella strada per farsi ascoltare, ma per ascoltarmi. E dopo avermi ascoltato mi diceva grazie, grazie perchè sei un dono importante.

Di don Oreste ho conosciuto soprattutto la sua Comunità, prima in una casa famiglia a Predappio, poi durante la formazione al servizio civile, tra Rimini e Marzabotto e, infine, a Nairobi. Ho incontrato tante persone, con alcune sono andato molto d'accordo, con altri meno, qualcuno mi ha insegnato delle lezioni importanti, soprattutto la gioia misteriosa della condivisione.

Di don Oreste ho imparato a cercare il Cristo, senza stancarsi, nei volti di chi ha bisogno di aiuto, di chi soffre, di chi non ha voce per urlare se non la mia. E Cristo l'ho pure incontrato, nel piccolo Brian che voleva un papà; in Maria che mi ha preso per mano e mi ha accompagnato fino alla porta di filo spinato della baraccopoli; in Tabitha, che non aveva un lavoro, ma dieci figli - i più non suoi ma orfani dell'aids; nella cappella buia di Baba Yetu a pregare dopo una giornata nella polvere.

Ma fu solo molto tempo dopo che capii che anch'io potevo rispecchiare Cristo solo nel momento in cui avessi riconosciuto di aver bisogno, molto bisogno degli altri, di tutti.

Ciao don Oreste, oggi non si piange, ma si festeggia insieme a te nella gloria dei Cieli.

Nel momento in cui chiuderò gli occhi a questa terra, la gente che sarà vicino dirà: è morto. In realtà è una bugia.
Sono morto per chi mi vede, per chi sta lì. Le mie mani saranno fredde, il mio occhio non potrà più vedere, ma in realtà la morte non esiste perché appena chiudo gli occhi a questa terra mi apro all'infinito di Dio.
Noi lo vedremo, come ci dice Paolo, faccia a faccia, così come Egli è (1Cor 13,12). E si attuerà quella parola che la Sapienza dice al capitolo 3: Dio ha creato l'uomo immortale, per l'immortalità, secondo la sua natura l'ha creato.
Dentro di noi, quindi, c'è già l'immortalità, per cui la morte non è altro che lo sbocciare per sempre della mia identità, del mio essere con Dio. La morte è il momento dell'abbraccio col Padre, atteso intensamente nel cuore di ogni uomo, nel cuore di ogni creatura.