Visualizzazione post con etichetta benedetto xvi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta benedetto xvi. Mostra tutti i post

giovedì 19 marzo 2009

Il Papa ha un demonio

Non ha fatto nemmeno in tempo ad atterrare in Camerun, che Benedetto ha già scatenato un putiferio di proporzioni mondiali. Ben gli sta! Come si può pretendere di dare lezioni di morale in una intervista lampo su un aereoplano? D'altro canto, fatico a comprendere tutto questo stupore globale. In fin dei conti, Benedetto non ha fatto altro che ribadire la dottrina cattolica sul tema, che è la stessa da almeno 5 pontificati.

Premesso questo, vorrei fare due commenti.
1) Le critiche al Papa sono buon senso allo stato puro. Ragionevolezza al cubo. Chi, però, si sia preso la briga di sfogliare il vangelo, di buon senso ne avrà trovato molto poco, anche in campo morale. Gesù è uno che invita a voler bene a chi ti bastona, a dare anche le mutande a chi ti ha rubato i vestiti, a perdonare sempre e comunque a prescindere, fino all'ordine reiterato di comportarsi come si comporta Dio. Beh, l'asticella è davvero posta troppo in alto. Dio chi crede che siamo? Gli ebrei dell'epoca, che erano gente molto ragionevole, infatti, a Gesù dicono papale papale: "Tu hai un demonio!".

Benedetto cerca di non essere da meno di cotanto predecessore. E fa bene. Fa bene a ricordare che l'uomo è fatto per qualche cosa di più di una sessualità pret-a-porter, in cui il preservativo funge da passepartout. Quello che Bendetto crede è che l'uomo sia fatto per qualcosa di molto più grande della semplice soddisfazione del proprio piacere. Il Papa, e con lui tutta la Chiesa, crede che il sesso sia il sacramento di un amore ostinato e fedele, in cui l'intimità fisica sia la celebrazione di un'intimità di vita e di spirito.

Decisamente troppo. Infatti pure io me ne sto bene alla larga da un amore così.

2) Nonostante l'evidente follia della proposta di vita cristiana, è possibile che le parole del Papa siano più realistiche e fedeli alla realtà dell'uomo, anche in relazione alla lotta all'aids, di quanto i commenti degli opinionisti di mezzo mondo lascino pensare.

E' un fatto che tutte le "politiche del preservativo" in Africa siano fallite. Spedire vagonate di condom, come pare abbia fatto Zapatero, non è che una buffonata umilante per spagnoli e africani. E' anche un fatto che il contagio di HIV sia stato contenuto tra quelle popolazioni in cui la sessualità è rimasta regolata dalle tradizioni tribali e non è stata inghiottita dal disfacimento che la società africana ha subito dai tempi della tratta coloniale in poi. Vuoi, quindi, che alla fine dei conti, non abbia ragione lo sragionato Benedetto, che la soluzione stia nella ricostruzione di un tessuto sociale ordinato, e che distribuire a pioggia profilattici non aiuti proprio?

3) E per non farci mancare nulla, ecco cosa ha detto Benedetto (via Luigi Accattoli):

Ecco le parole del papa in aereo in risposta alla domanda del collega Philippe Visseyrias di France 2 (”Santità, tra i molti mali che travagliano l’Africa, vi è anche e in particolare quello della diffusione dell’Aids. La posizione della Chiesa cattolica sul modo di lottare contro di esso viene spesso considerata non realistica e non efficace. Lei affronterà questo tema durante il viaggio?”):

“Io direi il contrario: penso che la realtà più efficiente, più presente sul fronte della lotta contro l’Aids sia proprio la Chiesa cattolica, con i suoi movimenti, con le sue diverse realtà. Penso alla Comunità di Sant’Egidio che fa tanto, visibilmente e anche invisibilmente, per la lotta contro l’Aids, ai Camilliani, a tutte le Suore che sono a disposizione dei malati … Direi che non si può superare questo problema dell’Aids solo con slogan pubblicitari. Se non c’è l’anima, se gli africani non si aiutano, non si può risolvere il flagello con la distribuzione di preservativi: al contrario, il rischio è di aumentare il problema. La soluzione può trovarsi solo in un duplice impegno: il primo, una umanizzazione della sessualità, cioè un rinnovo spirituale e umano che porti con sé un nuovo modo di comportarsi l’uno con l’altro, e secondo, una vera amicizia anche e soprattutto per le persone sofferenti, la disponibilità, anche con sacrifici, con rinunce personali, ad essere con i sofferenti. E questi sono i fattori che aiutano e che portano visibili progressi. Perciò, direi questa nostra duplice forza di rinnovare l’uomo interiormente, di dare forza spirituale e umana per un comportamento giusto nei confronti del proprio corpo e di quello dell’altro, e questa capacità di soffrire con i sofferenti, di rimanere presente nelle situazioni di prova. Mi sembra che questa sia la giusta risposta, e la Chiesa fa questo e così offre un contributo grandissimo ed importante. Ringraziamo tutti coloro che lo fanno”.



mercoledì 28 gennaio 2009

Mr. Benedetto e Dr. Ratzinger

Sono andato personalmente da feltrinelli a controllare. Mi sono fiondato nel reparto "religione" e dopo un'affannosa ricerca ho scovato l'ultimo libro di Pera. L'ho aperto e ho visto con i miei occhi che è vero: il Papa ha scritto una lettera piena di elogi all'ex presidente del Senato.

Nella lettera è anche scritto che ha ragione Pera nel dire che il dialogo interreligioso è impossibile. Proprio come avevano scritto i giornali. Ma io non ci volevo credere. Cos'è saltato in mente a Benedetto XVI?

Se è vero che ogni religione ha dei dogmi che non si possono mettere in discussione (o Cristo è il Figlio di Dio o non lo è), è altrettanto vero che le religioni hanno anche molto in comune, a partire dalla convinzione che ci sia qualcosa che trascende l'uomo ed il mondo. Per non parlare delle molte religioni condividono la fede in un Dio tanto grande che l'intelligenza dell'uomo non basterà mai a comprendere tutto. Ecco, il dialogo sull'uomo e su Dio può arricchire la teologia di ogni religione, senza sboccare nel sincretismo o nel relativismo. Poi non bisognerebbe dimenticarsi che il dialogo interreligioso era nato per promuovere la pace, visto che di morti per il proprio credo religioso ce ne sono stati e ce ne sono tutt'ora molti.

I cristiani credono che Dio si sia rivelato pienamente attraverso Cristo. Eppure questo non ha significato la fine di ogni discorso su Dio (visto che era già stato detto tutto). Anzi! La teologia cristiana più passano i secoli più sembra arricchirsi. La verità è, infatti, infinita e sarebbe eresia e fondamentalismo pretendere di possederla tutta. Il confronto con altre religioni aiuta i Cristiani a scoprire nuovi aspetti di Cristo o a riscoprire quelli che sono stati dimenticati. L'esempio di scuola è come i musulmani ricordino ai cristiani quanto Dio sia oltre l'uomo. Ma anche uan approfondita conoscenza del misticismo buddhista può costringere ad un salutare "reality check" i mistici cristiani. E si potrebbe continuare.

Ma, al di là del merito della questione, quello che stupisce è che a criticare il dialogo interreligioso sia stato proprio quel Benedetto XVI, che aveva dedicato ampi stralci del suo libro su Gesù al libro di un rabbino, intitolato "A rabbi talks with Jesus", colmandolo di lodi e apprezzamenti che manco per Pera. Ora, se non è dialogo interreligioso questo non so di cosa stiamo parlando.

Quindi, senza voler apparire irriguardoso, faccio le seguenti ipotesi: Benedetto
1. ha cambiato idea, convinto da Marcello Pera,
2. sta invecchiando a velocità preoccupante,
3. soffre di sdoppiamento di personalità,
4. dà ragione ai suoi interlocutori perchè è vuole essere carino con tutti.

domenica 20 gennaio 2008

Benedetto Superstar

Papa Benedetto non riempie solo le piazze. Fa anche schizzare alle stelle (si fa per dire) il contatore del mio blog. Le mie dettagliate e precise analisi della crisi kenyota passano nella più totale indifferenza. Non le legge nemmeno mia madre. Mentre basta nominare en passant il nome del Santo Padre che subito e clamorosamente si impennano le visite.

Allora non scandalizza più che il papa abbia un tempo "d'antenna" superiore a due noiosoni come Prodi e Napolitano. Lo faccio io sul mio blog (righe dedicate a Napolitano = zero), perchè non lo dovrebbe fare Gianni Riotta sul tg1? Il papa tira, c'è poco da fare.

Comunque non preoccupatevi: questo blog è naturalmente educational. Dopo la sbandata nazional-popolare post-clericale, si ritornerà a parlare di Kenya.

lunedì 14 gennaio 2008

Apologia di Benedetto

Ha un accento terribile e si veste in modo agghiacciante. Non ha tatto e il senso diplomatico di un unno. Eppure.

Dell'altro papa non ho mai letto nulla. Mi bastava la televisione, il servizio del tg, le quattro frasi ad effetto. Benedetto invece è un papa da leggere.

Non sempre scrive (e dice) cose che condivido, ma ti costringe a confrontarti con lui. Il discorso di Ratisbona, per esempio. Centra uno dei punti fondamentali del magistero di Ratzinger, il rapporto tra fede e ragione. Il papa insiste molto sulla loro convergenza profonda. Io, che in fin dei conti credo in un Dio uno e trino; che si è fatto uomo; che, morto e sepolto, è resuscitato; di cui mangio la carne nell'eucarestia e che mi invita ad essere povero casto ed ubbidiente, faccio molta fatica e vedere questa convergenza.

Ma più spesso leggo di Benedetto pagine appassionate e appassionanti, che esprimono il cuore pulsante del cristianesimo, come le due encicliche, Deus est caritas e Spe salvi. Oppure il discorso per i Vespri Mariani a Mariazell, dove spiega la sequela di Cristo: povertà, castità e ubbidienza.

Benedetto è uno con la schiena dritta. Bastona dove c'è da bastonare, a destra e a sinistra, senza guardare in faccia a nessuno, e recuperando, invece, quello che, teologicamente e pastoralmente, va salvato. Così è per la teologia della liberazione: il Sant'Uffizio ha ripreso Jon Sobrino (teologo della liberazione) per aver relativizzato il ruolo salvifico della Chiesa, allo stesso tempo Benedetto ha ripreso temi cari alla teologia della liberazione (le strutture che creano ingiustizia) nel suo discorso per la conferenza episcopale sudamericana. Quasi inosservato, ma altrettanto significativo della personalità del pontefice, è il richiamo al movimento neocatecumenale riguardo alle modalità di celebrazione dell'eucarestia.

Si è dimostrato molto più distante dall'Opus dei di quanto non lo fosse Giovanni Paolo. Per cominciare ha sostituito Navarro Vals con un gesuita (e chi si intende un poco di politica ecclesiale saprà della grande rivalità tra Opus e Società di Gesù). Poi, scorrendo la pur molto discutibile lista del presunto organigramma dell'Opus in Italia che circola in rete, si noterà che nessuno dei prelati sospettati di essere vicini all'organizzazione di Escrivà è rimasto al suo posto. Ormai l'Opus ha più agganci al governo che in Vaticano.

Un altro aspetto cruciale del pontificato di Benedetto è lo sforzo per l'unità dei cristiani. Uno sforzo che va in tutte le direzione e sembra stia portando qualche frutto, specialmente in relazione ai lefevriani e agli ortodossi. Esso può sembrare in contraddizione con l'accento posto sulla razionalità della fede e il rigetto di ogni forma di relativismo. In questa contraddizione apparente credo si annidi il malinteso (?) con molti suoi osservatori e critici. Il vero dialogo per Benedetto parte dalla ricerca della verità e dall'onesta ammissione delle proprie convinzioni. Che dialogo e che confronto sono possibili se si parte dal presupposto che tutte le opinioni sono egualmente vere? Non sarebbe vero dialogo, ma un semplice parlarsi affianco.

Di questo dialogo vero, mi sembra, molti hanno paura in Italia. Saltano sulla sedia spaventati e in difesa ad ogni espressione di "pensiero forte" da parte di Benedetto. Manca, così almeno mi pare, il coraggio e l'orgoglio per le proprie convinzioni, che permetterebbero un confronto a viso aperto con le affermazioni del papa. Molto spesso si preferisce invece rifugiarsi in accuse di illiberalismo e intolleranza che lasciano il tempo che trovano, oltre a distorcere il senso di molte delle dichiarazioni del Papa.

Anche politicamente la situazione non è molto diversa, si strilla di paura appena Ferrara fa buh!, si rifiuta il confronto, si sta sulla difensiva senza la capacità di proporre una visione alternativa e concorrente. Si lamenta lo strapotere clericale, dimenticando che ormai in chiesa non ci va quasi più nessuno.

Perchè, piuttosto, non accettare il guanto di sfida lanciato da Benedetto? Paura di perdere?

domenica 2 dicembre 2007

La mia enciclica

I commenti su blog e giornali all'ultima enciclica di Benedetto XVI mi hanno lasciato piuttosto sconcertato. Dalla loro lettura pare che il Papa si sia lanciato contro chissà quale crociata politica e filosofica: la modernità, l'illuminismo, la laicità, il comunismo, la scienza, il Vaticano II e chi più ne ha più ne metta.

A me pareva di avere letto tutta un'altra cosa. Spe salvi per me è stata una lettura avvincente, piena di riferimenti affascinanti e di intrigante capacità introspettiva, ma il succo dell'enciclica non mi ha stupito affatto. In fin dei conti, non si tratta altro che di una elegante elaborazione di ciò che ha già detto Cristo: io sono la Vita, e di una moderna ripetizione di ciò che già disse Pietro: tu solo hai parole di vita eterna. Il Papa ha raccontato cose che so benissimo da me, ovvie, quotidiane, e però molto intime. Nella Spe salvi sono raccontate le ragioni della mia fede, ne è descritto il seme posto nella mia anima.

In molti mi hanno chiesto le ragioni della mia fede. Ora potrei invitare alla lettura dell'enciclica, se non avessi il timore che non viverla, questa fede, renda la Spe salvi completamente incomprensibile. Ma è davvero così incomprensibile che la richiesta esistenziale di senso vada irrimediabilmente oltre la scienza o un'utopia politica? E' davvero così incomprensibile questo sentirsi inappagati a fronte di ciò che il mondo ci offre? Ma non avete anche voi sete di acqua viva, che disseta eternamente?

Inconcepibile, per lo meno agli occhi del mondo, è però anche la Via che ci indica Cristo. L'affidarsi come bambini a lui (questa è la fede, questa è la speranza), basta questo per fare esperienza della vita eterna, del Regno di Dio (evidentemente non si tratta di un regno politico) ed è questa esperienza che si trasforma in certezza (anche se su questo punto ci sarebbe molto da meditare).

La speranza diventa così l'opposto dell'orgoglio: diventa un fare spazio a Dio. E l'unico modo per farlo è un privarsi dell'io, ma non buttandolo via, piuttosto donandolo. Ed ecco perchè questa fede non è una speranza privata, ma un qualcosa che coinvolge se non proprio tutti, per lo meno chi mi sta vicino.

A margine alcune note. La prima di vanitosa soddisfazione per l'apprezzamento espresso da Benedetto nei confronti dall'analisi sociale marxista. La seconda è un sospetto. Sia il riferimento iniziale alla fede fonte di salvezza, come l'ultimo riguardo al Purgatorio, non sono forse dei tentativi di avvicinamento verso la teologia protestante e ortodossa? E i riferimenti a Marx sono una mano gettata verso la teologia della liberazione (la seconda, dopo i discorsi brasiliani)? Forse il papato di Benedetto è incentrato su un gigantesco sforzo ecumenico: tentare l'unità dei Cristiani, dai Lefevriani ai protestani, passando per i teologi della liberazione.
Per divertissiments teologici e filosofici sull'enciclica, l'indirizzo è azione parallela.