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mercoledì 11 marzo 2009

Il ritorno della politica

Cosa hanno in comune il mandato di arresto emesso dalla corte penale internazionale contro il presidente del Sudan e la crisi economica mondiale?

Sono avvenimenti di natura e dimensione assolutamente diversi, eppure entrambi segnalano l'urgenza di un ritorno alla politica. Ci siamo illusi, per troppo tempo, di poter far a meno della politica. Che la politica fosse una cosa brutta, in mano a corrotti e incompetenti. Ci siamo illusi che si potesse delegare la gestione della cosa pubblica "agli esperti". Ci siamo illusi che affidare la politica economica agli economisti e la politica internazionale ai giuristi avrebbe portato ad un mondo migliore.

Ora, siamo costretti a tornare alla dura realtà. Abbiamo scoperto che dietro ogni legge economica si nascondono interessi particolari ed ideologici, e che non basta un procuratore per fare la pace.

Espellere lo stato dalla mondo dell'economia è stata follia. Altrettanto è stato permettere che la corte penale internazionale prendesse l'iniziativa in una crisi complessa come quella sudanese. Ora, rinsaviti, si spera, torniamo a fare politica.

ps. sulla crisi economica sanno ormai tutto tutti. Su quello che sta succendendo in Sudan, invece, questo è l'indirizzo giusto.

sabato 21 febbraio 2009

Sardegna, Terzo Mondo

Sostiene Repubblica, ma conferma pure mia madre attualmente a svernare nei dintorni di Alghero, che molti sardi abbiano venduto il loro voto per qualcosa come 20 euro di spesa. Io non so se sia vero, ma se lo fosse, questa notizia ci costringerebbe a ricollocare geopoliticamente al Sardegna dall'Europa occidentale al Terzo Mondo.

Il Terzo Mondo non è tanto un luogo geografico, nè una categoria esclusivamente economica. E', soprattutto, una mentalità, anzi, più precisamente, un orizzonte temporale. Terzo Mondo è pensare a breve termine nelle scelte riguardanti il benessere proprio e pubblico. Più a breve termine si pensa, più si è Terzo Mondo. Un voto per 20 euro è Terzo Mondo profondo.

Non che pensare a breve termine sia una cosa stupida, da persone sciocche o culturalmente inferiori. Anzi, è probabilmente l'unico modo razionale di comportarsi in un determinato contesto socio-economico. Non si investe da qui a cinque anni, se il rischio è finire digiuni per cena. Che questa fosse la situazione sarda non me l'aspettavo. Qui, o è Repubblica che fa propaganda, oppure è Berlusconi che è riuscito a convincerci che stiamo molto meglio di come effettivamente stiamo.

domenica 21 dicembre 2008

Quel gran genio di Adam Smith

Adam Smith è un genio, di quelli che nella storia dell'umanità si contano sulla punta delle dita. Nella Ricchezza delle nazioni c'è in nuce tutta l'economia: è un immenso tesoro che non si è ancora finito di saccheggiare. Economia monetaria, internazionale, micro, macro, istituzionalismo, storia economica fino ai capitoli "freakonomici" dedicati alla riforma protestante.

Alcuni punti mi hanno sopreso, per la loro attualità.

1) I profitti sono massimi, quando una società è in declino: come non pensare all'Italia, paese sempre economicamente e socialmente fermo, ma le cui imprese registrano record di profitti a gogo.

2) Le rendite monopolistiche sono un limite alla nascita del capitalismo, in quanto restringono la produzione. Le forze produttive vengono imbrigliate per permettere grandi profitti a pochi: ecco delineati in poche righe i legami tra politica ed economia, ed ecco spiegato come sia la politica (e non tanto la tecnologia) ad essere la madre del capitalismo.

3) Quando il legno è abbondante e quindi con poco valore, il proprietario di una foresta la disboscherà per farci pascoli, fino a al punto in cui il legno sarà caro quanto la carne: gira l'idea che per salvare la foresta amazzonica sia necessario privatizzarla. Beware! State attenti!

4) Un aumento dei consumi a scapito dei risparmi causerà un calo degli investimenti e quindi della crescita economica: in usa e in uk la crescita degli ultimi ventanni è stata tutta costruita su un vulcano di debiti. Ne pagheremo le conseguenze anche sul lungo periodo?

5) Premi e monopoli sui manufatti possono aumentare il valore reale delle merci e quindi la loro produzione, a differenza di quelli sul grano: è questo il principio delle strategie di crescita di sostituzione delle importazioni e delle esportazioni strategiche.

6) Gli alti profitti dei mercanti di Cadice non hanno alleviato la povertà di quel misero paese: è un argomento contro la teoria del "trickle down", la ricchezza che si propaga dall'alto verso il basso, o no?

7) L'impero romano è caduto perchè il suo esercito è diventato permanente, e gli eserciti permanenti, come le milizie civili sono inferiori per addestramento e motivazione alle milizie nomadi: una spiegazione molto più intelligente delle sciocchezze sul piombo che si leggono sui nostri libri di storia.

8) L'università di allora non è molto differente da quella di oggi.

Oltre a questo, Smith è anche il teorizzatore della stato minimo e del metodo di analisi liberale.
Quest'ultimo mette a confronto la storia con un modello ideale, ne evidenzia le differenze e conclude che se la realtà fosse andata come da ideale il mondo sarebbe migliore. Questo è lo schema standard degli argomenti neoliberali. Ed è così che Smith espone la sua teoria dello sviluppo economico.

Secondo il filosofo scozzese, gli investimenti si sarebbero dovuti concentrare sull'agricoltura, dino ad un calo dei rendimenti che avrebbe reso profittevoli investimenti nel commercio interno prima, ed estero dopo. Smith riconosce che è successo esattamente il contrario e conclude che l'ordine naturale delle cose è stato sovvertito dagli uomini. Peccato.

Kaldor sosteneva che nella Ricchezza è tutto giusto fino al capitolo quarto, dove Smith suppone dei rendimenti costanti, mentre secondo Kaldor potrebbero anche essere crescenti. Non ho trovato nessuna chiara affermazione in questo senso, a meno che non si voglia considerare la discussione che Smith svolge sul commercio. Ma a me pare che questa non abbia un carattere generale. Oppure mi è sfuggita.

Comunque un gran genio.

venerdì 28 dicembre 2007

Metodo Ciampi dove lavoro io

Indipendentemente dalla loro presunta età mentale, le donne dove lavoro io hanno un'idea molto vaga di bilancio, sono antropologicamente estranee al concetto di bilancio in pareggio e ignorano convintamente i vincoli di bilancio, la differenza tra liquidità e disponibilità effettiva ed ogni cosa che abbia a che fare con la sostenibilità finanziaria.

Nei fatti, adottano principi di spesa opposti a quelli della sostenibilità, che diventano una mera, trascurabile variabile dipendente. La loro regola d'ora è: primo spendere. Risparmiare (= posticipare una spesa) un esercizio inutile, visto che si spende sempre e comunque, indipendentemente dal grado di voluttuarietà di una merce. E quando si finisce in bancarotta? Si fanno spallucce, tanto i soldi non erano loro.

E' possibile che questo sia un approccio di genere (femminile) alla finanza. Ma è più probabile che sia non sia altro che la logica della Cool Britannia fatta propria dalle signore di dove lavoro io. Un comico tedesco, di stanza a Londra, sottolineava come, nel momento in cui gli interessi della carta di credito superano il suo reddito, un inglese non si mette le mani nei capelli, ma va in banca ad aprire una seconda carta di credito. Un vecchio ministro delle finanze tatcheriano, in televisione, dopo aver fatto tutti i complimenti possibili a Gordon Brown, notava come la straordinaria crescita economica britannica poggiava su un mare di debito privato. E si augurava un approdo indolore alla sostenibilità.

Gli anni del Labour sembrano, da questa prospettiva, una sorta di anni 80 italiani, dieci anni più tardi. Tony Blair è, in fin dei conti, un socialista riformista alla Craxi e ha avuto anche lui i suoi finanziamenti illeciti. Una differenza importante è che in Italia il debito era pubblico, mentre qui, nel Regno Unito, è privato. Quindi? Si fanno spallucce, tanto i soldi non erano loro.

In questo clima di irresponsabilità diffusa, il mio capo ha adottato un metodo infallibile: il metodo Ciampi: dichiarare che siamo sempre tutti sull'orlo del fallimento, dichiarare che abbiamo il doppio dei debiti che effettivamente abbiamo, proibire ogni spesa (anche quasi necessaria) per mancanza di fondi, centralizzare il controllo della spesa e tenere rigorosamente nascosti i dati reali sul nostro bilancio. Anche se non ce lo chiede l'Europa, ce lo chiede la Ditta, che fa sempre la sua porca figura. Il mio capo ha il mio incondizionato supporto, anche se ultimamente ha avuto qualche pericoloso cedimento. L'altro giorno, per esempio, ha detto che non è il caso di andare a fare la spesa all'hard discount.

Smidollato. Si comincia sempre così.

mercoledì 17 ottobre 2007

Nobel per caso

Il premio Nobel James Watson (quello del DNA) ha recentemente dichiarato che i neri sono geneticamente più stupidi dei bianchi, e che quindi ci sono poche speranze per lo sviluppo dell'Africa.

Il Nobel per l'economia è invece andato a tre distinti signori chiamati Hurwicz, Maskin e Myerson, per una cosa che all'apparenza non ha nulla a che fare con il creazionismo, quanto con e-bay. Comunque ne pensiate, il Nobel per l'economia non è veramente un premio Nobel, ma il Premio in Scienze Economiche in memoria di Alfred Nobel, che è stato creato nel 1968 dalla Banca di Svezia e che non venne assegnato ad un economista, ma ad un matematico.