Se il plusvalore è tutto ciò che dei ricavi non finisce in salari e ammortamenti, e se il plusvalore dà la misura dello sfruttamento dei lavoratori di un'impresa, allora, a rigore, i dipendenti di un ente no-profit dovrebbero essere meno sfruttati degli altri. Forse è questa impressione che rende il no-profit tanto popolare negli ambienti della sinistra post-industriale. Ma è un'impressione sbagliata.
Prendiamo un caso a caso, il mio. La mia ditta è rigorosamente no-profit e si (pre)occupa del benessere dei disabili fornendo una serie di servizi, come la gestione di strutture residenziali, attività ricreative, di consulenza, ricerca etc etc. La mia ditta, cioè, non offre cose, ma il lavoro di migliaia di persone. Il 75% del bilancio della mia ditta (che è molto ma molto grande) finisce in buste paga. Siccome essere no-profit, non significa affatto essere pro-debit, a tali uscite devono corrispondere tali entrate. E da dove vengono fuori queste entrate? Donazioni? Suvvia! Vengono da fondi pubblici: ogni comune appalta i servizi che decide di offrire ai propri cittadini. Lo fa con aste molto competitive: una marea di nobilissimi enti no-profit, housing associations e charities, prende parte a questa lotta all'ultimo sangue per vincere un appalto. Da che mercato è mercato, vince chi offre il prezzo migliore.
Con tre quarti di bilancio spesi in personale, naturalmente la voce su cui tagliare è una: lo stipendio, con annessi e connessi. Quest'anno, per esempio, lo scatto automatico di salario (stiamo parlando di una sciocchezza come il 2%, manco l'inflazione) è stato posticipato di sei mesi. Comunicazione via lettera, senza discussioni. Il "semaforo" è stato escogitato per ridurre i periodi di malattia: con due settimane a casa in un anno finisci rosso e sei a rischio licenziamento. E se mi rompo una gamba sono cavoli miei. Ovviamente le pause sigarette vengono recuperate a fine turno. A me, che non fumo più, casca la mascella sentendo dei miei amici, molto più pagati di me, tutti rigorosamente profit, che impiegano una parte consistente delle loro giornate lavorative con blogs e facebook.
Il mio datore di lavoro è, infatti, molto interessante a spremermi valore. Siccome è no-profit, però, questo valore non se lo incamera sotto forma di profitti o investimenti, ma lo trasferisce, bello impacchettato e infiocchettato, allo stato. In altre parole, il mio sfruttatore, il mio nemico di classe non è un avaro lardoso capitalista in sigaro e tuba, ma una sfilza di amministratori pubblici che hanno "altre priorità" (tipo catturare terroristi islamici).
E' proprio il caso di dirlo: governo ladro!
Prendiamo un caso a caso, il mio. La mia ditta è rigorosamente no-profit e si (pre)occupa del benessere dei disabili fornendo una serie di servizi, come la gestione di strutture residenziali, attività ricreative, di consulenza, ricerca etc etc. La mia ditta, cioè, non offre cose, ma il lavoro di migliaia di persone. Il 75% del bilancio della mia ditta (che è molto ma molto grande) finisce in buste paga. Siccome essere no-profit, non significa affatto essere pro-debit, a tali uscite devono corrispondere tali entrate. E da dove vengono fuori queste entrate? Donazioni? Suvvia! Vengono da fondi pubblici: ogni comune appalta i servizi che decide di offrire ai propri cittadini. Lo fa con aste molto competitive: una marea di nobilissimi enti no-profit, housing associations e charities, prende parte a questa lotta all'ultimo sangue per vincere un appalto. Da che mercato è mercato, vince chi offre il prezzo migliore.
Con tre quarti di bilancio spesi in personale, naturalmente la voce su cui tagliare è una: lo stipendio, con annessi e connessi. Quest'anno, per esempio, lo scatto automatico di salario (stiamo parlando di una sciocchezza come il 2%, manco l'inflazione) è stato posticipato di sei mesi. Comunicazione via lettera, senza discussioni. Il "semaforo" è stato escogitato per ridurre i periodi di malattia: con due settimane a casa in un anno finisci rosso e sei a rischio licenziamento. E se mi rompo una gamba sono cavoli miei. Ovviamente le pause sigarette vengono recuperate a fine turno. A me, che non fumo più, casca la mascella sentendo dei miei amici, molto più pagati di me, tutti rigorosamente profit, che impiegano una parte consistente delle loro giornate lavorative con blogs e facebook.
Il mio datore di lavoro è, infatti, molto interessante a spremermi valore. Siccome è no-profit, però, questo valore non se lo incamera sotto forma di profitti o investimenti, ma lo trasferisce, bello impacchettato e infiocchettato, allo stato. In altre parole, il mio sfruttatore, il mio nemico di classe non è un avaro lardoso capitalista in sigaro e tuba, ma una sfilza di amministratori pubblici che hanno "altre priorità" (tipo catturare terroristi islamici).
E' proprio il caso di dirlo: governo ladro!