lunedì 12 gennaio 2009

Ein Tirol?

Il tema dell'autodeterminazione del Sudtirolo è ritornato in auge. Eva Klotz ci ha costruito su una carriera politica e i suoi epigoni spuntano come funghi. Alle ultime elezioni provinciali sono ben tre i partiti della destra tedesca che sono entrati in consiglio accarezzando sogni d'indipendenza. Pure la SVP, l' oramai ex partito di raccolta, si preoccupa di ricordare agli elettori che l'obiettivo dell'autodeterminazione non è mai sparito dal suo statuto.

Nel frattempo, si fanno sondaggi, da cui emerge che un 20% dei sudtirolesi sarebbe favorevole ad un ritorno all'Austria, mentre un buon 30 preferirebbe il libero stato del Sudtirolo. Per chi le vuole, abbondano pure le chiacchere online. Nell'anno di Andreas Hofer ne sentiremo molte altre.


La richiesta di autodeterminazione si scontra contro formidabili ostacoli politici e giuridici. Il patto internazionale dei diritti umani, a differenza da quanto sostenuto dal partito della Klotz, non costituisce una base giuridica sufficiente a legittimare l'indipendenza sudtirolese. Esso, infatti, vale per quei popoli sottomessi a occupazione coloniale o è stato conquistato con la forza. la questione sudtirolese è stata risolta attraverso un accordo diplomatico tra Austria e Italia, sfociato nella definitiva approvazione dello statuto di autonomia e nella successiva quietanza rilasciata dal governo austriaco.

Alla mancanza di legittimità giuridica, si aggiungono i costi economici che dovuti alla nuova collocazione internazionale sudtirolese. L'Alto Adige dovrebbe provvedere con mezzi propri alla provvigione dei servizi attualmente finanziati dallo stato italiano (uno per tutti: la sicurezza pubblica interna ed esterna) o contribuire al finanziamento dello stato austriaco (nel caso prevalesse l'ipotesi di ritorno all'Austria). Dovrebbe, inoltre, riorientare la direzione del commercio internazionale. Attualmente prevale l'importazione dalla Germania all'Italia, grazie al fatto che i sudtirolesi parlano tedescono, ma vivono all'interno del sistema giuridico italiano. Infine, andrebbero ricontrattate da capo le regole per la convivenza. Per il secondo statuto di autonomia ci abbiamo messo 50 anni. Quanti ce ne vorrebbero per il terzo? Ai costi vanno sommati i rischi di violenze da parte del nuovo gruppo etnico di minoranza.

Tutto ciò vanno controbilanciate le opportunità che vengono dal processo di intergrazione europea ed interregionale, oltre che dalla graduale federalizzazione dello stato italiano.

E' chiaro che quei partiti e esponenti politici che sventolano la bandiera dell'autodeterminazione devono essere in grado di rispondere a tutte queste obiezioni. Altrimenti si dimostreranno solo dei pericolosi demagoghi e populisti truffaldini.

Naturalmente è tutto un altro discorso per il celebre lodo Ferrari.

6 commenti:

oscar ferrari ha detto...

prima o poi lo capiranno tutti che l'opzione svizzera è la soluzione definitiva e materassabile. Nel frattempo, quasi quasi mi faccio crescere la barba per apparire più austero sull'inevitabile monumento che i posteri mi erigeranno

luca ha detto...

per la barba forse basta photoshop...

Anonimo ha detto...

Sarò antipatico a molti, ma quanti abitanti di questa penisola sono veramente orgogliosi dello stato italiano? Dite la verità. A parte il calcio (che io odio),quale ragione lega sul serio aostani, sardi, trentini e siciliani?. E' tutta retorica vuota e i politici ci sguazzano da sempre.L'Europa di domani sarà regionale e federale, sfido chiunque a contraddirmi seriamente. Grazie, Ettore

Ettore ha detto...

Mi chiamo anch'io Ettore e sono assolutamente d'accordo : è tutta vuota retorica savoiardo-fascista quella dell'Italia unita. siamo rimasti orfanidell'Impero Romano e da allora neanche il nostro sangue è più stato romano: siamo tedeschi, arabi, francesi, greci, turchi e svedesi, non siamo un'etnìa. La lingua materna è una delle cose di cui ci si libera difficilmente ( per questo nel mondo ce ne sono ancora così tante, troppe!) Ma confondere la lingua e la letteratura conseguente con l'identità è da pazzi!!! Grazie Ettore

Ettore ha detto...

La lingua materna è persistente, ci se ne libera a fatica. Per questo nel mondo ce ne sono così tante...ma confondere la lingua e la letteratura conseguente con una sentita identità nazionale è un'altra cosa. Ho 54 anni e non mi sono mai sentito italiano, semmai un po' turco, un po' greco, un po' francese o un po' tedesco anche per i portati della cultura europea, ma mai italiano. Siamo figli del medio Evo, siamo più simili ad Alarico che a Cesare. Il resto è solo retorica fascista. Ettore

Anonimo ha detto...

Le minoranze linguistiche nel Parlamento italiano valgono zero. Vogliono la parità solo nelle quote di genere