venerdì 2 gennaio 2009

Un solo rischio

Fanno sicuramente benissimo i nostri vescovi a metterci in guardia da scelte che comprometterebbero la nostra piena felicità, ad ammonirci quando i nostri comportamenti rischiano di minare la fabbrica sociale, a condannare azioni in contraddizione con la nostra vera natura e, con decisione, a indicarci come ogni uomo dovrebbe essere.

C'è un solo rischio.

Che a fuori di mettere in guardia, ammonire, condannare e indicare, ci si dimentichi della cosa più importante. E cioè che Dio ci vuole bene così come ci ha creati, nonostante i nostri peccati, le nostre imperfezioni e le nostre infelicità. Che non pretende da noi di essere perfetti e senza macchia, ma che - ed è questa la gran buona notizia- attende trepidante di sentirsi chiamare, con una sola semplice parola. Papà.

6 commenti:

poverobucharin ha detto...

Lukamau,
io ritengo che non ci sia alcuna "vera natura" a cui tendere, nessuna verità buona per tutti, nessun bene deciso a priori.
Io ti voglio bene e lo sai, abbiamo fatto qualche battagliuzza insieme e se ce ne saranno altre sarò contento, ma questo post, oltre a quello che hai scritto da me, mi fanno paura.
Io la penso così: nessuno ha creato nessuno e non c'è nessun papà (ma solo un lunga cammino fatto di piccole trasformazioni, senza nessuna direzione prestabilita), ma anche se fosse, l'avere creato non regala nessun diritto sulla creatura, e nessuno, a parte me può dire cosa sia giusto o sabgliato per me.
E il concetto di peccato mi dà fastidio, e lo considero dannosissimo, perché permette di definire un atto giusto o sbagliato indipendentemente dalle conseguenze. Con gli anni, pur rimanendo inguaribilmente e orgogliosamente socialista, sono diventato liberale, consequenzialista e relativista.
E, naturalmente ateo.
Saluti

luca ha detto...

lo so bene che mi vuoi bene (e sei ricambiato) e so anche che la pensiamo diversamente su molte cose e su questi temi in modo particolare.

quello che non capisco è perchè le mie idee ti facciano paura.

e perchè il concetto di peccato ti dà fastidio? il peccato non è altro che la distanza che intercorre tra l'uomo e dio. e per i non credenti è comunque un dato irrilevante.

mi permetto di suggerire, in attesa di smentita, che forse quello che ti fa paura e dà fastidio, è l'idea che io (con qualche altra persona) non mi ritenga sufficiente a me stesso e abbia bisogno di qualcun'altro per poter vivere una vita piena.

forse ti spaventa e infastidisce ancora di più la mia convinzione che questa mia condizione sia condivisa da tutti gli uomini (ne siano consapevoli o meno).

attendo risposta.

poverobucharin ha detto...

Io non ho mai messo in dubbio che per vivere bene qualcuno possa avere bisogno di qualcun altro, in fondo esiste anche l'amore, no?
Se poi questo qualcuno deve essere una divinità, uno che crea le cose, va bene, fate pure, a me sta bene che ci crediate, e sono contento se siete felici, anche se credo che non esista nessun dio personale. Questa è una posizione liberale.
Il credente in un dio personale, soprattutto se "geloso" come quello dei tre monoteismi d'area mediterranea, invece spesso non comprende la possibilità di altre vie e si trova ad un bivio: o impone agli altri la propria visione, oppure dice che in fondo tutti cercano dio, anche ghli atei, tutti hanno bisogno di amore, tutti hanno bisogno di un papà.
Quindi per tornare alla tua domanda, tu fai due ipotesi; la prima è falsa, perché non mi tange minimamente il fatto che un individuo per sentirsi bene postuli l'esistenza di divinità (il fatto che secondo me non esistano non mette in discussione il diritto), mentre la seconda è vera, perché ritengo ingiusta la pretesa di dire quel che gli altri hanno bisogno.
E se qualcuno invece non avesse bisogno di nessun dio?
Un pensiero non liberale, ma totalitario (totus tuus", no?)porta ad inquadrare per forza i diversi, quindi i non credenti sono persone "in cerca di" che non vogliono ammetterlo. Un po' scorretto, mi pare.
Cia lukamao bello

luca ha detto...

faccio molta fatica a ribattere alle tue obiezioni. in fin dei conti hai ragione: come posso permettermi di parlare di te?

eppure l'alternativa è il silenzio e la solitudine. ognuno è una monade insondabile, rinchiuso tra le quattro mura del proprio io. nessuna comunicazione è possibile, nessun dialogo immaginabile, perchè tu sei totalmente altro da me. io e te non abbiamo nulla in comune. tentare di parlare dell'altro è una violazione alla sua libertà, oltre che un'operazione completamente velleitaria.

non so, ma questa è una situazione che non accetto. rivendico il diritto di aspirare alla verità e l'unico modo per farlo è dialogare con chi è (parzialmente) diverso da me. dici che mi sbaglio? dici che tu non hai bisogno di dio? bene. io risponderò, ti chiederò di più, formulerò altre ipotesi che tu criticherai, finchè non saremo arrivati un po' più vicini alla verità.

poverobucharin ha detto...

Mi fa piacere parlare, ma mettiamo in chiaro una cosa: qualora ci fossero dei veri e propri abissi fra i nostri rispettivi pensieri, in un certo senso siamo sempre compagni, perché le battaglie fatte insieme non le dimentico.
Poi tu sei andato in quella comunità, mentre io ho riscoperto Darwin e scoperto Dawkins, avvicinandomi al pensiero scientifico.
Cià Cià

luca ha detto...

gli abissi sono fatti per costruirci ponti. cmq. qui l'abisso non è darwin, ma nietzsche.