sabato 28 febbraio 2009

Refused

Quando lavoravo a Londra come assistente in una struttura residenziale per disabili, ogni mattina e ogni sera dovevo distribuire le medicine: pillole, sciroppi e pomate. C'era un orario preciso per farlo, una procedura standard e un registro. La dose per ogni medicina era contenuta in un box con la foto dell'utente in bella evidenza. Impossibile sbagliarsi.

Gli utenti aspettavano le medicine e le prendevano con non curanza. A volte, però, qualcosa girava storto. E uno di loro rifiutava. No! Oggi la pasticca non la voglio! Ma come non la vuoi? Ti aiuta a stare meglio. L'ha ordinata il dottore. Perchè non la vuoi?

Io insisto dieci minuti. Ritorno più tardi. Riprovo. Insisto. Ma se la volontà dell'utente, un disabile con ritardo mentale, è chiara? Non potevo, certo, ingannarlo, sbriciolando la pillola in un bicchiere d'acqua o mischiandola nel purè a cena. Di mandargliela giù per la gola a forza manco a parlarne. Manco se la vita dell'utente era a rischio. Le linee guida erano chiarissime.

Se il medico di base non è raggiungibile, si chiama il centralino del servizio sanitario, per capire quali possono essere le conseguenze sanitarie di un rifiuto della medicina. Se le conseguenze sono gravi, e l'utente proprio non ne vuole sapere, si chiama l'ambulanza.

Poi si torna in ufficio e sul registro delle medicine si scrive: REFUSED.

1 commento:

hagrid ha detto...

ti piacerebbe che andasse così ... i tuoi amici e i tuoi nemici al loro posto ...
come nel peggiore western
tutto il contrario della parabola
che invece serve a rompere ogni politicamente corretto di destra o di sinistra

ma non era un'ammalata?
e non ci aveva già le sue samaritane?