giovedì 29 novembre 2007

Flessibili in uscita

Ci hanno sempre venduto la flessibilità in uscita come la grande opportunità per i lavoratori del nuovo millennio: mobili, ambiziosi, intraprendenti. Qualche dubbio su questa idea l'ho sempre avuto. Intanto, per lo meno nei paesi civili, i contratti di lavoro servono a garantirti dalla schiavitù e non viceversa.

Una ulteriore illuminazione l'ho avuta l'altra sera al lavoro: ho realizzato che i flessibili in uscita non sono i colleghi che si licenziano, ma quelli che rimangono al loro posto. Ecco quello che è successo.

La collega doveva tornare dalle vacanze la settimana scorsa, ma ha fatto ponte-malattia fino al week-end seguente. Ora, con la vicecapo che si è appena licenziata (e che ha anticipato la fine del suo rapporto di lavoro con una lunga malattia per alta pressione sanguigna), il capo in vacanza alle Mauritius ad assistere il suocere moribondo, l'altra collega in vacanza non so dove, questo ponte malattia mi causava qualche problema. Mi toccava chiamarla tutti i giorni per scoprire che diceva il termometro e trovare un sostituto all'ultimo momento per coprire il turno. Siccome non c'è esattamente la coda per venire a lavorare da me (eppure agli inglesi le code piacciono così tanto) a volte mi è toccato lavorare di più a me, nella speranza che qualcuno si ricordi di pagarmi.

Insomma, lunedì alle tre di pomeriggio chiamo: "Allora domani vieni o no?" "No, anzi, a dire il vero non vengo proprio più, Anwar (il capo, ndr) non vuole che stia e non vale la pena che venga più." "In che senso?" "E... non vengo più" "Ah." Metto giù la cornetta, realizzo le conseguenze pratiche della notizia, mando una imprecazione, prendo a calci la cassaforte in corridoio, mi faccio male.

Ci sono due mesi di turni da coprire. 75 ore lavoro da coprire. Possibilmente con qualcuno che abbia una minima idea di dovi si trovi, sappia mettere un pollo nel forno e non mi perda le chiavi. L'emergenza richiederebbe la mia più completa flessibilità. Telefono sempre accesso per ogni emergenza (tipo: come si contano i soldi in cassa?), disponibilità a lavorare un paio di ore in più ogni giorno, un' ispezione attesa lunedì prossimo, giorni di vacanza, visite al museo, cinema, champions league e serate al pub in fumo. Aaaarrrrggghhhh! La flessibilità in entrata è brutta, ma quella in uscita è un vero incubo.

E' finita che chiamo il capo del mio capo e gli spiego la situazione. Lui si fa dare il numero di telefono della collega in fuga e non so cosa le dice, ma funziona (non a caso è il capo del mio capo): pericolo scampato. Ieri abbiamo avuto la riunione del team e tutti che ridevano e scherzano come niente fosse successo.

Vedi moh quando me ne vado io come li fletto io!

6 commenti:

innoxius ha detto...

Non so che dirti, condoglianze o auguri? :D

Cacchio, mi dispiace che non abito da te, sennò una mano te la darei: sono molto bravo a contare i soldi e con le operazioni di cassa... ;-)

luca ha detto...

grazie innoxius. per una qualche ragione che a me rimane nascosta di volontari non ne vogliono.

gli auguri vanno benissimo! ;p

Sogni ha detto...

La flessibilita' si applica sempre al culo dei soggetti lavoranti (o allo stomaco se va bene)

luca ha detto...

come hai ragione.

conteoliver ha detto...

Mi sa che l'arte applicata dal capo del tuo capo in Italia si chiama contro-offerta ed è molto usata per trattenere con soddisfazione reciproca i lavoratori.

Certo che da quello che dici, i lavoratori inglesi non fanno una bella vita.

luca ha detto...

io faccio un lavoro scarsamente qualificato, quindi non so che contro-offerta abbia mai fatto... prima che li fletto lo chiederò.

questo blog è diventato una sorta di muro del pianto delle mie avventure professionali, ma ci sono anche i loro grassi pro.