domenica 16 settembre 2007

Darfur: soluzione in 4 mosse

Oggi è la giornata mondiale per il Darfur. Naturalmente non c'è nulla da festeggiare, ma qualcosina da leggere.

Su questo tema ho probabilmente scritto il mio post migliore: era il 6 maggio 2006 e descrivevo con un certa precisione la situazione e spiegavo perchè difficilmente la pace avrebbe retto. Sono stato, purtroppo, facile profeta. All'epoca c'era un conflitto a tre livelli:
1. la competizione internazionale per il petrolio del Chad tra Cina e USA;
2. la politica di arabizzazione perseguita da Karthoum in Darfur;
3. una guerra civile tra le tribù Zaghawa.

Rispetto ad allora le cose sono cambiate in modo inatteso, tra le quali non figurano i più che prevedibili fallimenti dell'ONU. La prima, sul livello internazionale, la riporta Gerard Prunier: il Chad sta cercando di liberarsi dallo scomodo alleato occidentale, che ha cercato di impedire che i proventi del petrolio finissero in armi e corruzione, per affidarsi alla meno schizzinosa Cina. Questo aspetto del conflitto verrebbe così risolto, e Pechino si ritroverebbe in mano le chiavi per dare un reale contributo alla pacificazione del Darfur.

La seconda la riporta Alex De Waal, che ha aperto un blog proprio sul Darfur, ricchissimo di informazioni e analisi preziose: un must, anche perchè De Waal è uno dei massimi esperti di Darfur. Insomma, il succo è che la polarizzazione del conflitto tra "arabi" e "africani" è venuta meno, gruppi combattenti arabi si alleano con i ribelli, ed ex ribelli si alleano con Karthoum, indipendentemente dall'appartenenza etnica. Non basta: il governo sudanese non ha più le capacità militari per intervenire efficacemente o controllare la situazione (e De Waal annuncia che si sta scaldando un ennesimo focolaio, in Kordofan). Anche il secondo livello del conflitto ha, quindi, perso di rilevanza.

Il Darfur (ma in proiezione anche il resto del Sudan, Chad e CAR) rischiano di diventare zone di completa anarchia, paragonabili alla Somalia (e le implicazioni per la "guerra globale al terrorismo" sono naturalmente notevoli). A questo punto, però, qualcuno mi deve spiegare perchè in Darfur si combatte ancora. Come per la Somalia e il Congo, è verosimile che ci siano delle economie di guerra che spingono bande armate a competere per delle risorse. Ma quali? Di risorse in Darfur ce n'è una: gli aiuti umanitari.

Se fossi un politico o un diplomatico interessato alla soluzione del Darfur dovrei, quindi, fare le seguenti cose:
1. andare a Pechino a fare pressioni;
2. fermare immediatamente la missione umanitaria;
3. mandare un piccola missione ONU di peacekeeping disarmata;
4. ...

ps. sul blog di De Wall c'è anche una dibattito con Homer Dixon sulle cause naturali (cioè la siccità) del conflitto.


15 commenti:

Ja ha detto...

Qualcuno fece l'ipotesi non troppo infondata che le radici del conflitto piu' che nell'etnia e nella religione siano nel cambio d'uso della terra e nelle risorse idriche diventate sempre piu' rare a causa dell'aridizzazione del Sahel.

Gli aiuti umanitari non sono risorse. A meno che consideri il miglioramento delle condizioni sanitarie dei campi profughi una risorsa.

ely ha detto...

beh, dire che in Darfur non ci sono risorse è quanto di più sbagliato ci possa essere. Le prospezioni parlano chiarissimo: la regione galleggia sul petrolio, oltretutto molto simile a quello libico (molto leggero) e quindi di altissima qualità. Non entro nel merito delle ragioni del conflitto, c'è da noi una intervista a Irene Panozzo che dirada molti dubbi a riguardo, mentre invece io sono per un intervento molto deciso. La risoluzione 1769 è iniqua e stabilisce limiti che non hanno come obbiettivo l'interposizione ma la sola difesa degli IDP camp dimenticando quindi tutti gli esterni al campo che poi sono quelli più a rischio. Il Kordofan è da una vita che rischia di esplodere. Doveva rientrare nei trattati tra splm e Khartoum ma inspiegabilmente ancora il governo centrale non ne è uscito come avrebbe dovuto. Pochi giorni fa Salva Kiir ha lanciato una specie di ultimatum. Ma questa è un'altra storia...

luca ha detto...

x ja: sulle risorse idriche segui il dibattito tra de wall e homer dixon: proprio di questo si tratta. entrambi sembrano cmq concordare (e io con loro) che la desertificazione non basta a spiegare il conflitto. io direi addirittura che è un vincolo, non una variabile causale.

purtroppo il miglioramento delle condizioni sanitarie non cade dal cielo, ma passa attraverso cibo, mezzi di trasporto, soldi, acqua, medicine etc etc. gli aiuti umanitari generano vere e proprie economie. poi magari qualcuno utilizza gli aerei per trasportare fucili (hai visto lord of war?). naturalmente non penso che essi siano la causa del conflitto. c'è però un dibattito aperto sul fatto che gli aiuti contribuiscano ad aumentare l'intensità della guerra (vedi sempre de waal). ipotesi forse discutibile ma non proprio peregrina.

luca ha detto...

x ely:
è vero in darfur c'è probabilmente del petrolio, che però non è un bene depredabile, almeno finchè non lo hai estratto e messo in un tubo. una situazione di anarchia certamente non è negli interessi di chi vuole approfittare di questa risorsa. se è vero che i cinesi possono ora contare sia sul chad che sul sudan, avranno tutto l'interesse a pacificare la zona. non trovi?
purtroppo lo stesso non si può dire di francia e usa. sarà interessante seguire le evoluzioni diplomatiche occidentali al riguardo.

il link all'intervista di irene dovrebbe essere
questo

grosso modo la sua analisi corrispondeva alla mia (e la cosa mi riempie di orgoglio, visto che sono un dilettante che segue da casa).

però io ponevo un'altra questione: il conflitto in darfur è cambiato? stiamo davvero andando verso una somalizzazione? (e qui pure secondo protocollo sembra concordare: seguire il link su somalia). e allora non stiamo più parlando di una resistenza ad un governo genocida (che ormai ha le armi spuntate), ma di qualcosa di diverso. cosa? perchè si continua a combattere e probabilmente lo si continuerà a fare? chi e come finanzia la guerra? è la cia ora, in una sorta di guerrafredda 2.0? o ci sono altri attori? è stata creata una zona grigia per facilitare i contati tra economia globale legale e sommersa (una sorta di caotico mercato)?

a queste ed altre domande bisogna rispondere prima di capire se è necessaria una missione onu (e però invito tutti a seguire il link segnato... giuro è un pezzo breve, ma intenso)

Ja ha detto...

Le prospezioni di petrolio (che comunque non e' tanto, anzi) rientrano in "cambio d'uso della terra". Cioe' cio' che prima era pascolo pubblico viene recintato, eccetera.

luca ha detto...

si crea un diritto di proprietà. e c'è una lotta all'ultimo sangue (tra compagnie petrolifere) per aggiudicarselo.

ely ha detto...

sempre da noi c'è un articolo (ma non mi chiedere di cercare il link) che svela come le aree meridionali siano "di propietà" di due note compagnie petrolifere francesi. La Francia, secondo me, è parte integrante del problema. E' la Francia che arma i ribelli del Darfur (oltre che il Chad) ed è la Francia che ha tutto l'interesse che non avvenga una "pacificazione cinese". Concordo che in futuro bisognerà seguire attentamente le evoluzioni politiche. Sul fatto della somalizzazione è purtroppo un dato di fatto. Oggi anche la più piccola delle tribù è armata e quelli non discutono, sparano, che sia per un posso o per un pascolo. I clan sono molto forti in Darfur a prescindere che facciano parte dei Fur, dei Zagawa o dei Janjaweed e questa mentalità del clan si sta rafforzando.

luca ha detto...

elisa, sta volta proprio non vuoi litigare, eh?

a parziale difesa dei francesi c'è che il sostegno alle mire casinistiche di elbashir l'hanno dato i cinesi, mentre i francesi si sono limitati a fare quello che hanno sempre fatto: difendere lo stato quo nell'africa francese (cosa che tra l'alto non riesce loro neppure tanto bene da un po' a questa parte).

ah, di articoli su sp ce ne sono almeno due. uno di cristina e uno di franco

ely ha detto...

Ma perchè, io e te litighiamo?? ;)

Scherzi a parte, quello di Franco specialmente specifica molto bene il problema (hem...lo dico perchè è vero eh...) e poi credo di ricordare che sul fatto che la Francia ci sia implicata siamo d'accordo da sempre io e te. Noi discutiamo su altri temi, ma anche su quelli se guardi bene non siamo poi così lontani...
Un bacione

luca ha detto...

perchè litighiamo? io lo chiamo "lo spirito blogger", chè se non ti infuochi un poco non ti diverti! ;p

Ja ha detto...

voi vi divertite, e io sono ancora homeless :)

luca ha detto...

x ja: brutte nuove dal fronte australiano

Ja ha detto...

Per fortuna l'ho trovata sul fronte cileno-olandese, ricevuto conferma. Mi ci trasferisco a fine mese.

3nom1s ha detto...

Caro Luca, non è sbagliato quello che tu dici, però su un punto mi trovo un pò in disaccordo. Il fatto di togliere gli aiuti umanitari e metterci dentro una missione di pace. Ti spiego perchè: ho avuto modo nel passato recente di confrontarmi con un ex parà dell'esercito italiano che prese parte alla missione di pace in Somalia. Beh, se c'è un tipo di azione militare che proprio non serve a nessuno, allora è quella di pace. E' vero, un pochino attutisce il colpo di una guerra che altrimenti potrebbe diventare cruenta, tuttavia rischia soltanto di mettere ulteriore carne al fuoco (in questo caso i poveri militari a far da terzo incomodo)su di un braciere già troppo pieno di "roba" sopra. Non sempre chi cerca di metter pace da fuori può capire cosa prova chi sta litigando, chi lotta per qualcosa di nuovo, di concreto. La pace in Darfur, come qualsiasi altra pace nel mondo, è una cosa che credo tutti noi vogliamo, ma mettere in mezzo altro materiale incandescente sarebbe un errore gravissimo. La pace finalmente dovrebbe nascere dalle menti di chi lotta e non da americani, cinesi o ONU che oggi amano la causa del Darfur e domani non la amano più, perchè magari non conviene più a nessuno.
Un saluto grande e goditi Londra tu che puoi, perchè di città così difficilmente ce ne sono al mondo.

luca ha detto...

3nom1s: ti invito a seguire il link sulla missione di pace. la proposta di dewaal è interessante. suggerisce un modello completamente diverso da quello somalo.

il discorso si potrebbe approfondire insistendo non solo sui militari disarmati, ma anche sulla presenza di operatori civili di pace. cooperazione difficile, ma se organizzata bene possibile.

concordo però con te che la missione di pace non è la soluzione del problema. diciamo che è un facilitatore.